La mia attività

 

Bambino

 

Il bambino non è un piccolo adulto, pertanto un intervento psicologico in età infantile richiede competenze altamente specialistiche. Entrambe le mie tesi di laurea vertevano sulla relazione tra teoria della mente e attaccamento in un campione clinico di bambini; anche il metodo Feuerstein mi ha consentito di acquisire degli strumenti adatti all’età infantile. Tuttavia, per garantire una maggiore efficacia di intervento, indirizzo le richieste per bambini di età inferiore agli 8 anni ad altri specialisti. Con i bimbi un po’ più grandi, all’interno di una relazione sicura, tendo a supportare le capacità di mentalizzazione, necessarie per una conoscenza e un controllo delle proprie emozioni e del proprio comportamento. Spesso i bambini, infatti, non sanno di poter esercitare autonomamente questo controllo, sentendosi pertanto dolorosamente travolti dal loro mondo interno. In tale ambito è necessaria la stretta collaborazione dei genitori, che per aiutare davvero il loro bambino devono prima di tutto essere accolti e supportati nelle loro difficoltà.

 

Adolescente

 

Ogni volta che penso al lavoro con gli adolescenti, mi viene in mente una bellissima immagine dello psicoanalista Erik Erikson. Egli descrive l’adolescenza come la fase tra il non più  e il non ancora; l’adolescente è visto come un acrobata che si lancia dal trapezio dell’infanzia al trapezio dell’età adulta. Credo che in questa fase il mio compito, come psicologa, sia da un lato assicurarmi che la rete di sicurezza (fornita dalle risorse relazionali e ambientali) sia presente e sufficientemente salda, dall’altro, trovare o co-costruire con il ragazzo le risorse interne per lanciarsi da un trapezio all’altro. Mai come a questa età, lo strumento di intervento principe è la relazione, ferma, sicura ma contemporaneamente accogliente e priva di giudizio.

 

Adulto

 

In questa età ci si rivolge a uno psicologo, solitamente, o per la comparsa improvvisa di una sintomatologia o perché, in modo più sfumato e sottile, qualcosa non va. Solo nella relazione clinica tuttavia e nella co-costruzione di una domanda terapeutica, si potrà scegliere una strada veramente efficace. I disturbi d’ansia, dell’umore e il disturbo ossessivo-compulsivo rappresentano sicuramente dei quadri clinici importanti e dolorosi, che potranno essere affrontati insieme con le opportune tecniche acquisite negli anni di lavoro clinico. Tuttavia, anche poter parlare di “qualcosa che non va” può aprire talvolta percorsi di crescita personale davvero inimmaginabili.

 

Anziano

 

E' importante, nel lavorare con persone di età più matura, poter accogliere tutte le loro parti, sia quelle più fragili che quelle più funzionali. Per tale motivo, è possibile non solo effettuare una valutazione neuropsicologica approfondita, capace di segnalare eventuali deterioramenti, ma lavorare insieme per ottimizzare le risorse emotive e cognitive della persona e di eventuali caregiver.

 

Il metodo Feuerstein

 

Il programma di arricchimento strumentale (PAS) è stato elaborato a partire dagli anni 50 dal Prof. Feuerstein. Il metodo si basa su un presupposto centrale: ogni persona, indipendentemente dall’età e dalla condizione clinica, è modificabile e può lavorare sui propri processi cognitivi, recuperando e ottimizzando le proprie risorse. Il metodo paper-and-pencil consiste in 13 strumenti differenti, ma per ogni persona è possibile costruire un percorso ad hoc, in base alle sue esigenze e al suo livello di funzionamento iniziale. L’individuo, anche il più piccolo e il più fragile, non è più visto come un contenitore da riempire di nozioni e abilità, ma come generatore attivo di informazioni; rendendo più efficienti e flessibili i processi cognitivi e metacognitivi della persona, il metodo la rende maggiormente responsabile di sé,  attivo protagonista delle proprie cure e, in generale, della propria vita.

 

 

Consulenze aziendali

 

Questo ambito di consulenza rappresenta in realtà un’estensione dei metodi metacognitivi acquisiti per gli interventi clinici. In azienda si parla spesso di “risorse umane”, ma spesso la persona non è vissuta e valorizzata davvero come risorsa. Portare il gruppo di lavoro a confrontarsi e a lavorare insieme su compiti staccati dalla routine quotidiana può davvero offrire uno sguardo nuovo non solo sui singoli, portatori di risorse e difficoltà, ma sui processi e le dinamiche di gruppo, consentendo così un’azione veramente trasformativa.

 

Cecilia Margherita Smeraldi

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